“A Torino ero il paziente zero con il coronavirus. Cento giorni più tardi è come fossi rinato”

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TORINO- Il giorno che Giuseppe non dimenticherà mai è il 30 marzo, quando dopo 38 giorni di isolamento è sceso in cortile a tirare due calci al pallone con suo figlio: «Mi sono sentito rinascere in dieci metri quadrati». L’uomo che tutti chiamano il «paziente zero» è il trionfo della serenità. Giuseppe ha 40 anni, una moglie e due bambini, un lavoro come dipendente in una multinazionale. 

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